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Riflessioni

Chi è un ex oralista?

post1-1-300x200 Chi è un ex oralista?

Chi è un ex oralista? La voce di chi ha riscoperto la propria lingua

“Ex oralista” non è solo un’etichetta: è una storia, spesso dolorosa, di separazione linguistica e rinascita identitaria. È il nome che si danno molte persone sorde cresciute all’interno del metodo oralista — quello che vietava (o scoraggiava) l’uso della lingua dei segni — e che, solo da adulte, hanno ritrovato la propria voce in una lingua visiva: la LIS.
L’oralismo, imposto per oltre un secolo come unica via educativa, ha convinto intere famiglie che parlare fosse più importante che comunicare. Ha costruito percorsi in cui l’identità visiva e la cultura sorda venivano negate, spesso con l’illusione di “normalizzare” i figli.
Chi non firmava, chi non frequentava la comunità sorda, chi non conosceva nemmeno una parola in LIS… veniva spesso considerato un “sordo riuscito”.

Una frattura storica: dal primo Congresso a Parigi al verdetto di Milano

Per comprendere le radici di questa imposizione, bisogna tornare al primo Congresso Internazionale degli Insegnanti dei Sordi, che si tenne a Parigi nel 1878. In quell’occasione, l’oralismo era già stato proposto come metodo da privilegiare, ma incontrò una forte opposizione da parte di numerosi insegnanti sordi, che difendevano con determinazione l’efficacia e la dignità delle lingue dei segni.
I promotori udenti dell’oralismo, tuttavia, furono strategici: evitarono lo scontro diretto e rinviarono la decisione al congresso successivo, scegliendo una sede più favorevole. La scelta cadde sull’Italia, dove all’epoca le persone sorde non avevano diritto di parola né di voto nei contesti educativi ufficiali.
Così, nel 1880 a Milano, durante il Secondo Congresso Internazionale degli Insegnanti dei Sordi, escludendo dal voto gli insegnanti sordi, fu approvata con una maggioranza schiacciante una mozione che dichiarava l’oralismo — cioè l’educazione fonico-labiale, senza l’uso della lingua dei segni — come il metodo più efficace, “moderno” e “civilizzato” per l’insegnamento delle persone sorde.
Fu una svolta drammatica. Le lingue dei segni furono bandite da moltissime scuole in Europa e nel mondo. Migliaia di bambini furono costretti a parlare senza poter sentire, a leggere le labbra, a rinunciare alla lingua naturale della loro comunità. Fu l’inizio di un secolo di emarginazione linguistica e culturale, di traumi educativi e di isolamento profondo.

Un’eccezione: il caso statunitense

Un solo udente, lo statunitense Thomas Gallaudet, contrastò attivamente la deliberazione del Congresso del 1880. E i risultati, oggi, si vedono: negli Stati Uniti, tantissimi sordi segnanti si sono laureati, diventando medici, dentisti, professori universitari, avvocati, direttori, ricercatori e molto altro. Tutto questo è stato possibile grazie a un modello educativo bilingue, in inglese e American Sign Language (ASL), che non ha mai imposto un solo modo di comunicare, ma ha valorizzato le potenzialità visive e cognitive delle persone sorde.

La storica svolta: il “mea culpa” dell’ICED nel 2010

Solo nel 2010, a Vancouver, il Congresso Internazionale sull’Educazione dei Sordi (ICED) ha riconosciuto ufficialmente gli errori compiuti a Milano nel 1880. In una dichiarazione storica, i rappresentanti del Congresso hanno chiesto scusa alla comunità sorda mondiale per aver contribuito all’esclusione delle lingue dei segni e alla negazione dei diritti linguistici e culturali delle persone sorde.
È stato un “mea culpa” atteso da 130 anni, che ha dato forza e legittimità a chi, nel frattempo, aveva lottato per recuperare la propria lingua e identità.

La rinascita attraverso la lingua

Poi succede qualcosa. Un incontro. Un video. Una mano che si muove nello spazio con potenza espressiva. E il castello dell’oralismo comincia a tremare.
Gli ex oralisti raccontano con lucidità quel cambiamento. All’inizio c’è lo smarrimento: “Mi sono sentito analfabeta in una lingua che era mia”.
Poi la rabbia: “Perché nessuno mi ha detto che esisteva la LIS?”.
Infine la liberazione: “Ora capisco davvero, e vengo capito”.

Chi è un ex oralista?

Gli ex oralisti sono persone sorde che, cresciute senza conoscere la LIS, scoprono più tardi la propria lingua naturale, la riabbracciano con orgoglio, rifiutano l’idea che solo la parola conti e difendono la lingua dei segni come un vero diritto, non un accessorio.
Poiché non hanno alcuna colpa per il modello educativo ricevuto, che ha escluso l’uso della LIS, e poiché hanno saputo recuperare la lingua visiva e l’identità sorda, la Comunità Sorda non li etichetta come ex oralisti, ma li riconosce semplicemente come persone sorde.

Perché il termine “ex oralista” infastidisce così tanto?

Perché mette in discussione una convinzione radicata: che l’oralismo sia sempre la scelta giusta.
La società, influenzata da anni dal mondo medico e da molti professionisti, continua a credere che usare la voce sia sinonimo di successo.
Ma quando si trova davanti persone sorde che hanno seguito quel percorso, lo hanno vissuto fino in fondo — e poi lo hanno abbandonato per riabbracciare la LIS — va in crisi.
Non si accetta che abbiano preso in mano la propria vita e scelto un’altra strada.
E non si accetta nemmeno l’etichetta “ex oralista”, perché quella parola mette a nudo ciò che si vuole nascondere: che l’oralismo non ha funzionato per tutti.

Soprattutto, il termine è spesso interpretato in modo distorto: si pensa che significhi non voler più parlare a voce e iniziare a usare la lingua dei segni.
Ma non è così.
Molti ex oralisti hanno imparato la LIS, pur continuando a usare la voce.
Essere ex oralisti significa rinunciare a vivere seguendo un unico modello educativo oralista e scegliere di abbracciare la LIS.

E questa verità spaventa.
Perché significherebbe ammettere che intere generazioni sono state private della loro lingua naturale.
E questo, per molti, è ancora troppo difficile da accettare.

La vera differenza sta nella libertà: non è una rinuncia alla voce, ma al modello che negava l’esistenza stessa della lingua dei segni.

Il post non è solo ideologico, ma è accompagnato anche dalle testimonianze vere di 12 persone sorde. Per approfondire ulteriormente, è disponibile un dibattito live intitolato “Esperienze vissute dai sordi ex oralisti”, che offre uno spazio di confronto e riflessione su queste tematiche. VIDEO

exoralisti1parte-300x169 Chi è un ex oralista?

Attenzione: questo post non intende criticare le scelte dei genitori che, in buona fede, hanno ritenuto giusto far apprendere il linguaggio verbale ai propri figli. L’obiettivo è un altro: mostrare la realtà dell’oralismo, un sistema che per oltre un secolo ha dominato le vite delle persone sorde, escludendo la lingua dei segni, negando la piena libertà linguistica e svelando il fallimento del modello oralista puro.