Testimonianza di Anna*

Ricordo ancora il giorno in cui, nella sala d’attesa di un ospedale, ho conosciuto una madre con un figlio sordo, proprio come la mia bambina sorda. Entrambe aspettavamo che i nostri figli uscissero dalla seduta di logopedia.
Da quel momento siamo diventate care amiche, unite dal desiderio di sostenerci a vicenda per garantire ai nostri figli il meglio — nel nostro caso, farli parlare bene a voce e integrarli nella società pari a tutte le persone udenti.
Devo essere onesta: mia figlia parlava molto meglio rispetto al suo bambino. Lui era spesso nervoso, piangeva ogni volta che i genitori cercavano di comunicare solo con la voce, senza successo. È andata avanti così per diversi anni.
Alla fine, hanno deciso di contattare una loro cara amica sorda che usava la LIS, nonostante i miei consigli contrari.
Ricordo ancora il racconto di quella visita. Quando la segnante è arrivata a casa, il bambino stava piangendo e i genitori non riuscivano a capire cosa volesse.
Lei si è abbassata al suo livello, lo ha guardato negli occhi e gli ha chiesto con segni semplici: “Perché piangi? Vuoi il latte?”
Lui ha smesso di piangere. Ha risposto di sì.
In quell’istante i genitori hanno capito. E hanno deciso di imparare la LIS, per comunicare davvero con lui.
Io, invece, ero contraria. Ho deciso di proseguire con la lingua parlata per mia figlia.
Ma poi ho notato che lei era sempre attratta da quella famiglia. Mi chiedeva spesso di poter passare del tempo con loro, non solo per giocare con l’amichetto, ma anche per la comunicazione usata in LIS in famiglia.
Voleva comunicare anche lei in LIS.
Alla fine, ho capito che non era importante il mio desiderio, ma la sua libertà comunicativa.
Non dovevo forzarla a parlare solo a voce, contro il suo istinto naturale: dovevo solo permetterle di esprimersi.
Anch’io ho imparato la LIS. E oggi posso dirlo con il cuore: sono davvero felice.
Ogni volta che ripenso a un attimo in particolare… mi scendono le lacrime.
* Il nome riportato in questa testimonianza è stato cambiato per rispetto della privacy.







